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Coltivazioni tartufi: come impiantare i pregiati funghi

coltivazioni tartufi

Le coltivazioni di tartufi si stanno sempre più diffondendo lungo la nostra penisola.

I tartufi sono funghi molto pregiati che si sviluppano sottoterra e crescono allo stato spontaneo su tutto il nostro territorio. La crescita dei tartufi è molto lenta, e per questo motivo la loro raccolta è regolamentata da precise normative che hanno il compito di salvaguardare la specie e proteggere l’ecosistema.

In Italia, a partire dagli anni ’80, si sono sviluppate molte coltivazioni di tartufi che commercializzano tutte le specie ammesse al consumo.

Le coltivazioni di tartufi non sono tra le pratiche colturali più facili e bisogna attendere almeno 10 anni per vedere i primi raccolti, senza avere la certezza di risultati garantiti.

Tartufi: caratteristiche e varietà

I tartufi sono funghi ipogei a forma di tubero, che crescono appunto sotto terra e vivono in simbiosi con le radici di alcune piante, dalle quali traggono le sostanze organiche che li aiutano a crescere.

Sono formati da una massa carnosa detta “gleba”, rivestita da una sorta di corteccia chiamata “peridio”.
La loro forma dipende dalle caratteristiche del terreno in cui si sviluppano: i tartufi a forma sferica crescono in terreni più morbidi, mentre quelli bitorzoluti in terreni duri, pietrosi e con molte radici.

Esistono diverse specie di tartufi e ogni varietà predilige un tipo di pianta diversa, con la quale stabilisce un rapporto simbiotico.

Le varietà di tartufi commercializzate sono:

  • Tartufo bianco (Tuber magnatum), chiamato anche tartufo d’Alba o d’Acqualagna. Prodotto tipico del Basso Piemonte e del Monferrato, è diffuso anche in Lombardia, in Toscana e nell’Appennino umbro-marchigiano. È la specie più difficile da coltivare e, per questo, anche la più pregiata e costosa in assoluto. Vive in simbiosi con querce, salici, pioppi, tigli e noccioli e ha bisogno di piante, dette comari, come il sanguinello, il prugnolo e il biancospino, che contribuiscano a mantenere il terreno umido e a creare l’habitat e il microclima adatto al suo sviluppo.
  • Tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum), conosciuto anche come tartufo del Périgord, la specie che dà i migliori risultati nelle coltivazioni. È diffuso nel centro e nord Italia e vuole come piante simbiotiche le querce, il carpino nero e il nocciolo.
  • Tartufo nero estivo (Tuber aestivum), specie spontanea del Piemonte e dell’Italia centrale in generale, viene anch’esso coltivato con risultati soddisfacenti.
  • Tartufo bianchetto o marzuolo (Tuber borchii), che in origine può essere confuso con il più pregiato e costoso tartufo bianco perché si presenta con le stesse caratteristiche, ma quando giunge a maturazione diventa più scuro. Cresce tra latifogli e conifere, prevalentemente in Toscana, Romagna e Marche.
  • Tartufo uncinato (Tuber uncinatum), molto simile al tartufo nero, di cui a volte viene considerato una sottospecie, è tipico delle pinete e dei boschi di cerro dell’Italia centrale.
  • Tartufo brumale (Tuber brumale), che germoglia nei boschi di latifoglie e nei querceti.
  • Tartufo nero moscato (Tuber moscatum), presente in Piemonte, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise, ha come piante simbiotiche la roverella, il leccio, il cerro, il tiglio, il nocciolo, il carpino nero e bianco, il pino nero e il cedro.
  • Tartufo nero di Bagnoli (Tuber mesentericus), varietà particolarmente economica e, per questo, ingiustamente snobbata. Ha il suo habitat naturale nell’Irpinia e sui monti Picentini, dove cresce in simbiosi con faggio e pino nero.
  • Tartufo nero liscio (Tuber mascrosporum), diffuso un po’ in tutta la nostra penisola, è anch’esso un tartufo considerato “povero”. Le sue piante simbiotiche sono nocciolo, roverella, pioppo, salice e tiglio.

Coltivazioni tartufi

Abbiamo detto che impiantare coltivazioni di tartufi non è un’impresa facile, né redditizia nell’immediato.
Tuttavia da qualche anno l’UE riconosce i tartufi come prodotti agricoli e sono stati stanziati fondi europei per l’impianto di tartufaie.

Su questa scia anche alcune Regioni prevedono incentivi volti ad incrementare l’imprenditorialità e l’innovazione in campo agricolo. Le modalità variano di caso in caso e di Regione in Regione, e, quindi, nello specifico è bene rivolgersi agli organi territoriali di competenza.

Prima di iniziare una coltivazione di tartufi è bene valutare questi aspetti

  • Il terreno. I tartufi prediligono terreni calcarei con un ph compreso tra 7 e 8, ben areati e senza ristagni idrici.
  • La presenza di tartufi nelle circostanze. Se nella zona vi sono già tartufi che crescono spontaneamente vuol dire che vi sono condizioni climatiche e caratteristiche chimico fisiche favorevoli al loro sviluppo.
  • Il giusto abbinamento pianta-tartufi. Ogni tartufo vive in simbiosi con particolari tipi di piante, che vanno scelte soprattutto in base alle caratteristiche climatiche dell’ambiente nel quale si vogliono coltivare.
  • Acquistare piante micorizzate e certificate da enti accreditati e riconosciuti. Infatti, per avere garanzia di successo, le radici delle piante devono essere già colonizzate dalle spore dei tartufi. Un buon vivaio specializzato potrà fornire esemplari garantiti e sicuri.

Coltivazioni tartufi: messa a dimora e cure colturali

Il periodo migliore per la messa a dimora dei tartufi è il periodo invernale, da fine novembre fino a fine Marzo.
Prima della messa a dimora dei tartufi il terreno va preparato accuratamente, con un’aratura profonda, eliminando residui di piante e arbusti e sassi anche di piccole dimensioni. È bene anche sminuzzare il terreno con un erpice rotante.

Si può poi passare a una squadratura del campo mediante picchetti, che serviranno a delineare le file ed indicare il posizionamento delle piante. Il numero dei picchetti varia a seconda delle dimensioni che raggiungeranno le piante adulte, dell’esposizione, dell’altitudine e della specie di tartufo. Indicativamente la densità di una tartufaia va dalle 200 alle 400 piante ad ettaro.

È bene anche recintare il terreno per proteggerlo da incursioni di animali selvatici.
Una volta preparato il sesto di impianto, si effettua una buca di circa 20 cm su ogni picchetto e vi si sistema la piantina con tutto il panetto di terra, avendo cura di non danneggiare le radici, fino al colletto e senza pressare il terreno.

Le coltivazioni di tartufi richiedono un’irrigazione adeguata e regolare, soprattutto nei primi anni di crescita.
Va anche prestata attenzione alla manutenzione, con l’eliminazione costante di tutta la vegetazione infestante, che toglie nutrimento alle piante con le quali i tartufi vivono in simbiosi.

La potatura va effettuata a dicembre e gennaio, nel periodo di riposo vegetativo, ricordarsi sempre ti utilizzare attrezzi e strumenti da giardinaggio adeguati, come cesoie o forbici da giardinaggio, per non arrecare danni alle piante.
Per vedere la prima produzione bisogna attendere almeno 7/8 anni.

Ultima curiosità sui tartufi

Il tartufo più caro al mondo è un esemplare di tartufo bianco d’Alba di 900 gr venduto ad estimatori giapponesi per ben 100.000 euro.