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Coltivazione del finocchietto selvatico

Coltivazione del finocchietto selvatico

La coltivazione del finocchietto non dovrebbe mancare nei nostri orti o terrazzi.

Il finocchietto, ovvero il finocchio selvatico, è una pianta aromatica utile per insaporire pietanze, per tenere lontane le zanzare ma anche per uso officinale e scopi ornamentali.

La coltivazione del finocchietto è molto semplice, perché è una pianta che cresce in natura in maniera spontanea ed è un’erba aromatica adatta sia in un piccolo orto che in vaso.

Il finocchietto selvatico, detto anche finocchio amaro o comune, cugino del più comune finocchio coltivato, è un arbusto erbaceo spontaneo diffuso in tutto il bacino mediterraneo.  Appartiene alla famiglia delle ombrellifere e il suo nome scientifico è Foeniculum vulgare.

È un cespuglio perenne che può raggiungere anche due metro di altezza e spandersi per un metro in larghezza. Presenta un fusto eretto e doppio di colore verde e una grande radice fittonante, che non è commestibile, al contrario del resto della pianta che può essere consumata in tutte le sue parti.

Ha foglie filiformi e laciniate e in estate sviluppa piccolissimi fiorellini bianchi o gialli, raggruppati in ombrelle. Questi fiori contengono numerosi semi che, aiutati dal vento, si diffondono su tutto il terreno circostante. Per limitare la natura infestante del finocchietto selvatico, è opportuno eliminare le ombrelle prima che producano i semi.

Il finocchietto selvatico produce piccoli frutti di forma allungata e dall’intenso aroma.

La coltivazione del finocchietto è perenne: quindi non bisogna seminarlo ogni anno ma basta tagliare i rami alla radice all’inizio dell’inverno, per vedere poi in primavera spuntare i nuovi getti.

Finocchietto: proprietà

Il finocchietto viene usato come insaporitore per molti piatti di carne o di pesce, come le sarde a beccafico della tradizione culinaria siciliana.

Il finocchietto usato in tisane e decotti, ottimi anche per i bimbi piccoli, ha proprietà

  • antispasmodiche, contro coliche e diarrea,
  • antinfiammatorie, contro gastriti e disturbi dell’apparato digerente,
  • digerenti,
  • curative, utili per colon e intestino irritati.

Coltivazione finocchietto

Il finocchietto selvatico cresce spontaneamente nelle zone costiere della nostra penisola, ma la sua coltivazione in vaso può dare notevoli soddisfazioni.

La coltivazione del finocchietto è molto semplice e richiede poche cure.

Come coltivare il finocchietto: semina

La semina del finocchietto si effettua in primavera, direttamente in piena terra, interrando i semi di finocchietto a un solo centimetro di profondità.

In alternativa si può anticipare la semina a febbraio, piantando i semi in un semenzaio protetto e trapiantandoli nella collocazione definitiva ad aprile-maggio.

Come coltivare il finocchietto: terreno

Il finocchietto ha bisogno di un terreno sciolto e soprattutto bene drenato, perché la pianta soffre i ristagni idrici. Se il terreno risulta troppo argilloso, è opportuno aggiungere della sabbia.

Inoltre prima della semina conviene lavorare bene il terreno e aggiungere al terreno del compost maturo.

Come coltivare il finocchietto: clima

Il finocchietto vuole un clima caldo e mite, dove le temperature non scendono mai sotto i 4°, perché la pianta non resiste a geli prolungati.

Vuole un’esposizione al sole per la maggior parte della giornata, ma in un luogo ben riparato da vento e correnti fredde, che rischiano di danneggiare il cespuglio.

Come coltivare il finocchietto: innaffiatura

Il finocchietto è un arbusto selvatico abituato a periodi di siccità.

Le innaffiature devono essere frequenti e costanti solo nel primo anno, per aiutare la pianta a consolidare le sue radici.

In seguito bisogna sempre fare attenzione ad evitare le annaffiature troppo abbondanti e i ristagni idrici. L’acqua va somministrata nelle ore meno calde della giornata, la mattina presto o la sera dopo il tramonto, e il getto dell’acqua va indirizzato solo sul terreno e mai sulla parte aerea della pianta.

Come coltivare il finocchietto: potatura

All’arrivo dell’inverno la pianta di finocchietto deve essere tagliata all’altezza della radice e in primavera spunteranno i nuovi rami.

Come raccogliere il finocchietto

Il finocchietto selvatico è commestibile in tutte le sue parti.

Le foglie possono essere raccolte dalla primavera all’autunno e possono essere utilizzate fresche o secche, per insaporire pietanze e preparare ottime tisane.

Il fiore può essere raccolto da agosto a settembre, quando risulta ben aperto.

I semi vanno raccolti all’inizio dell’autunno, quando il fiore è completamente secco ed è maturato il frutto. Durante la raccolta dei semi, bisogna fare attenzione che non vengano dispersi nel terreno, perché il finocchietto è una pianta infestante e la sua propagazione è molto rapida. I semi vanno puliti con cura, poi fatti essiccare e conservati in barattoli di vetro ermetici, per impedire la formazione di muffe. I semi sono ottimi da utilizzare nelle insalate.

Coltivazione finocchietto: principali malattie

Una delle malattie più frequenti in cui può incorrere la pianta di finocchietto selvatico è il marciume radicale, causato da una eccessiva somministrazione di acqua.

Un’irrigazione eccessiva e un’umidità elevata sono anche la causa di attacchi fungini, come lo oidio e la peronospora. In questi casi va eliminata completamente la parte intaccata e l’intera pianta va trattata con fungicidi specifici.

Inoltre il forte odore sprigionato dalla pianta può attirare parassiti come afidi o lumache. Mentre per le lumache è sufficiente asportarle manualmente, contro gli afidi bisogna utilizzare insetticidi adatti. Ma se si preferisce un rimedio naturale, si può provare a trattare la parte infestata con acqua e sapone di Marsiglia, o con un macerato di aglio e di ortica.