Alberi da frutto

Carruba: un frutto ingiustamente dimenticato ma prezioso come l’oro

carruba

La carruba è un frutto oggi quasi dimenticato, con cui abbiamo perso familiarità.
È, invece, un frutto dalle notevoli qualità, ma purtroppo è difficilmente reperibile, lo si può trovare solo in alimentari meglio forniti, nel reparto della frutta secca, ma, a volte, con costi abbastanza elevati.

La carruba è il frutto dell’albero del carrubo ed appartiene alla stessa famiglia dei legumi, quella delle Fabaceae e al genere Ceratonia e in Italia viene coltivato quasi esclusivamente a scopo ornamentale.

La carruba è originaria della Siria e da lì si è diffusa in Europa, in Africa Settentrionale, nel Medio Oriente e in Asia Occidentale.
Oggi, la carruba viene coltivata soprattutto in Spagna, Portogallo, Africa settentrionale e in alcuni Paesi del Medio Oriente. In Italia piantagioni di carruba si possono trovare nella costiera ligure e un po’ in tutto il Centro sud.

L’etimologia del nome viene dal sostantivo arabo “kharrūb”, ma la carruba è conosciuta anche come “pane di San Giovanni”, perché, la leggenda vuole che il profeta si nutrisse di questa pianta durante i lunghi periodi di ascesi nel deserto.

Il carrubo è un albero sempreverde dall’aspetto maestoso, che arriva anche all‘altezza di 10 metri e vive fino a 500 anni, e che trova il suo habitat naturale in terreni rocciosi e calcarei con climi caldi. Ha fusto eretto, largo e tozzo, molto ramificato e una chioma tondeggiante e folta.

Le foglie sono grandi e spesse, di colore verde scuro, lucido. In estate produce numerosi fiori rossastri, ma solo le piante femminili fruttificano. I frutti del carrubo sono baccelli indeiscenti, verdi, che divengono marrone scuro a maturità, lunghi circa 15 cm e contenenti semi durissimi, rotondi e piatti, commestibili.

Carruba: proprietà

La carruba contiene:

  • 10% di acqua,
  • 8,1% di proteine,
  • 34% di zuccheri,
  • 31% di grassi,
  • minerali come potassio, calcio, sodio, fosforo, magnesio, zinco, selenio e ferro,
  • vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B5, B6 e B12), vitamina C, vitamina E, K e J.
  • fibre, polifenoli e folato alimentare.

Grazie al suo alto contenuto di fibre e polifenoli, la carruba aiuta in caso di alterato transito intestinale, disturbi digestivi e acidità. Inoltre abbassa i livelli di colesterolo nel sangue ed è un coadiuvante nelle diete dimagranti, perché interferisce nell’azione degli enzimi digestivi e aiuta a creare un senso di sazietà.

È, anche, un’ottima alternativa al cacao, per chi soffre di intolleranza per questo alimento, perché la polpa delle carrube ha un sapore dolciastro, simile a quello del cacao, senza le stesse calorie.
Per di più, la carruba è priva di glutine e quindi adatta anche a chi soffre di celiachia.

La carruba: usi

La carruba è, oggi, poco conosciuta e commercializzata, ma fino a qualche decennio fa era facilmente reperibile nei carretti ambulanti, sotto forma di caramelle di carruba o come frutto essiccato.

Eppure questo straordinario frutto è completamente edibile. Dalla polpa e dai semi si ottiene una farina ottima come sostituto del cacao nella preparazione di torte, muffins o biscotti. Le foglie sono utili nella preparazione di tisane benefiche, ma può essere consumato anche così com’è o arrostito.

Nell’industria alimentare viene essiccata e macinata e se ne ricava una farina che viene utilizzata sia per la preparazione di tavolette di cioccolata, sia come additivo alimentare e trova largo impiego nell’industria dolciaria e in quella conserviera. È l’ingrediente che si trova nominato come E410, utilizzato come addensante, perché ha la capacità di assorbire acqua fino a 100 volte il suo peso.

La carruba: coltivazione

L’albero del carrubo ha una crescita molto lenta e un ciclo vitale particolarmente lungo.
Tuttavia, può essere interessante coltivare nel tuo giardino un albero di così antica tradizione. Oltre all’effetto ornamentale, puoi sfruttare i benefici dei suoi frutti o godere dell’ombra che ti donerà la sua fittissima chioma.

Messa a dimora

La carruba si riproduce facilmente per seme.

La semina va effettuata in autunno, utilizzando semi freschi, che hanno una maggiore capacità di germinazione.
Quando le piantine avranno messo la seconda serie di foglie, devono essere trasferite in vasi singoli per farle fortificare e curate per almeno 4 anni.

Trascorso questo lasso di tempo, possono essere trapiantate nella dimora definitiva, impiantate in buche larghe e profonde il doppio del pane di terra che avvolge le radici e in filari distanti tra loro 4-5 metri.

Terreno

Il carrubo è una pianta molto rustica che si adatta bene a qualsiasi tipo di terreno, purché ben drenato.
È opportuno, perciò, predisporre un buon substrato drenante per evitare i ristagni idrici che danneggerebbero gravemente l’apparato radicale.

Esposizione

Il carrubo vuole un clima caldo-secco, predilige i luoghi soleggiati e non sopporta il freddo e le temperature al di sotto dello zero.
Non teme i venti salmastri, ma la sua crescita è rallentata dall’inquinamento dell’aria.

Irrigazione

Il carrubo sopporta bene anche periodi prolungati di siccità.
Tuttavia, le piante giovani e quelle per la produzione dei frutti vanno innaffiate con regolarità, per favorirne lo sviluppo e la crescita.

Concimazione

A fine estate, dopo la fioritura, è consigliabile concimare la pianta con un concime granulare a lento rilascio o un concime organico ben maturo.

Ultima curiosità

Dal nome greco della carruba, keràtion, deriva la parola carato, ossia l’unità di misura per il peso dei materiali preziosi. Questo per la caratteristica uniformità del seme di carruba, che pesa esattamente 1/5 di grammo e che, per questo, nell’antichità veniva usato per pesare oggetti preziosi.